Concetto Serranò, detto Cocò, a guardarlo (baffoni neri corvini e coppola da brigante), incarna già a prima vista l’immagine di un italiano ormai pressoché estinto.
Vive in una casa anni ‘50, nell’hinterland milanese, arredata come quella di un nonno, con alberi da frutta e nanetti sopra il cancello.

Assiduo frequentatore di mercatini dell’usato, colleziona modellini d’auto d’epoca e sogna a breve di comprare una vera 1100 del ‘67.
Ama la TV in bianco e nero, quella di Totò, Peppino, Eduardo de Filippo e Aldo Fabrizi.

Figlio di papà calabrese e mamma siciliana, conosce da vicino, fin dalla tenera età le meraviglie del profondo sud italiano ed il mare, assieme ai vecchi “paesielli” incantati, diventano per lui un forte riferimento.
Nato e cresciuto a Milano, oggi è un artista nottambulo e assiduo frequentatore di locali; è stravagante, curioso e assetato di ispirazione.

“Autotram”, l’album di esordio, incarna appieno la personalità di Concetto Serranò.
La fisarmonica, i ritmi bandistici e tarantellati, le melodie allegre e festose, i racconti al contempo crudi ed ironici, rimandano ad un senso di appartenenza e di italianità latente nell’ascoltatore, che apre quella parte del cuore spesso addormentata dalla dispersione dei tempi moderni.
L’Autotram viaggia tutta notte, lentamente, nelle circonvallazioni milanesi, osserva, annota e racconta vicende e personaggi di poetica metropolitana. Il suo conducente tenta la fuga verso un altrove lontano, fatto di mare, di sole e di vecchie Alfasud; ma il mezzo è lento ed inchiodato all’asfalto. Non restano che i ricordi, i desideri e la fantasia che sarà sempre l’ultima a morire.

La città, cattiva ed accattivante, diventa così un fumetto naif.

 
     

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